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Fabio Cobelli presenta “Ketacaga”, tra ironia e dialetto

Fabio Cobelli
Fabio Cobelli
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Fabio Cobelli torna a farsi sentire con un brano ironico, leggero e sorprendente. Ospite di Tutti Amici su Radio Adige TV, il produttore, musicista e arrangiatore veronese ha presentato “Ketacaga”, la sua nuova canzone, raccontandone genesi, significato e spirito insieme ad Alain Deejay. Ne è nata un’intervista vivace, tra musica, dialetto, ironia e voglia di divertirsi.

Oggi super ospite, produttore, musicista, arrangiatore, chi più ne ha più ne metta: Fabio Cobelli. Ciao Fabio, come stai?

Con una presentazione così… direi che sto bene, è il minimo!

Hai una carriera infinita, basta cercarti e viene fuori mezzo mondo della musica. Oggi però parliamo del tuo nuovo brano. Tu non sei nuovo ai balli di gruppo e al divertimento, basta pensare a “La zia di Forlì”…

Eh sì, parliamo degli anni ’80, è passato giusto qualche giorno. Ho fatto tante cose, soprattutto canzoni per bambini, didattiche e ludiche. Mi piace spaziare, e con questo brano volevo solo divertirmi un po’, usare l’ironia.

E l’idea è geniale: una parola che in dialetto veronese è un intercalare, ma in giapponese è una parola vera. “Ketacaga”. Raccontaci come nasce.

In giapponese significa letteralmente “digitalizzazione”. Non c’entra niente con il significato dialettale, ed è proprio questo il bello. In veronese è una parola che non puoi tradurre in italiano senza diventare volgare, ma è usata anche in famiglia, spesso in modo ironico.

Quindi è un gioco linguistico.

Sì, e anche culturale. Il dialetto ha questo vantaggio: è ironico. Abbiamo giocato con lingue di origine latina, un po’ di italiano, spagnolo, dialetto… un mix che abbatte le barriere linguistiche.

Quando l’ho ascoltata ho detto: “Che figata”. È diversa dal solito. Anche se non capisci tutte le parole, il senso arriva.

Esatto, volevamo arrivare lì. Anche perché siamo abituati a sentire canzoni con parole molto più pesanti. Questa fa sorridere, e va bene così.

A chi è rivolta “Ketacaga”? Bambini, adulti?

Bambini troppo piccoli forse no… però è per chiunque abbia voglia di sorridere e muoversi. È un brano che ti spinge a ballare, a non prenderti troppo sul serio. Ci sono già tante cose tristi in giro.

Musicalmente è un mix latin, reggaeton, salsa?

Sì, la provenienza è latin. Il latin moderno va molto sul reggaeton, quindi ho sfruttato anche quella direzione.

C’è anche un official video molto particolare.

Tutto realizzato con intelligenza artificiale, stile cartoon Pixar. Racconta in modo ironico un uomo di una certa età che si ritrova in situazioni divertenti, prendendosi un po’ in giro. Ne abbiamo bisogno.