Oggi ricorre un anniversario che ha segnato uno spartiacque nella storia della musica contemporanea. Il 29 settembre 1991, all’interno della trasmissione “120 Minutes”, la rete televisiva MTV mandò in onda per la prima volta il videoclip di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana. A lanciare la “world premiere” fu l’allora celebre VJ Dave Kendall. Da quel momento, un brano destinato a trainare l’album “Nevermind”, uscito pochi giorni prima (il 24 settembre), si trasformò nell’inno di una generazione, sdoganando definitivamente il genere grunge presso il grande pubblico.
La clip, divenuta in breve tempo la più richiesta sul canale musicale, fu il biglietto da visita con cui Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl passarono dallo status di band underground della scena di Seattle a vere e proprie icone mondiali. Ma la realizzazione di quel cortometraggio musicale, girato in un’unica giornata il 17 agosto 1991 ai GMT Studios di Culver City in California, fu tutt’altro che pacifica.
La band, da poco entrata nell’orbita della major discografica Geffen tramite la sussidiaria DGC, aveva scelto come regista l’esordiente Samuel Bayer. Il suo portfolio si distingueva per uno stile considerato «grezzo, fuori fuoco, sporco». Un approccio che piaceva a Cobain, in cerca di un’estetica lontana dalle patinature tipiche dell’industria del periodo. L’idea di base del frontman era quella di inscenare un “pep rally” (l’assemblea di incoraggiamento tipica dei licei americani in vista degli eventi sportivi) destinato a sfociare in una rivolta anarchica, ispirandosi dichiaratamente a pellicole come “Over The Edge” e “Rock ‘n’ Roll High School” dei Ramones.
Le divergenze con il regista emersero sin dalle scelte di casting. I figuranti vennero reclutati dagli stessi Nirvana due giorni prima delle riprese, distribuendo volantini durante un concerto al Roxy di West Hollywood. «Dovete avere tra i 18 e i 25 anni e interpretare un personaggio del liceo: il punk, il nerd, ecc…» recitava l’annuncio. Per il ruolo delle cheerleader, Cobain desiderava ingaggiare ragazze in sovrappeso per lanciare un messaggio contro gli stereotipi estetici. Bayer, invece, impose ragazze reclutate tramite locali di spogliarello della zona. Un dettaglio che non passò inosservato al gruppo. «C’erano diverse cose che ci facevano ridere, in quel video – avrebbe poi ricordato il batterista Dave Grohl –. Quando ci mostrarono i filmati delle riprese pensammo: “Aspettate un secondo: quelle cheerleader sembrano delle spogliarelliste”».
Anche la gestione della folla di ragazzi sul set si rivelò complessa. Essendo veri fan della band e non attori professionisti, la situazione sfuggì presto di mano a Bayer. Nonostante il caos sul set e i contrasti, o forse proprio in virtù di essi, l’opera finale risultò di una potenza visiva dirompente. Quel caos orchestrato, messo in onda 35 anni fa esatti, cambiò per sempre i connotati dell’estetica rock degli anni Novanta.

