Tra gli artisti della quinta edizione del Premio Radio Adige TV c’è anche Luca Bollini, cantautore bolognese con una storia particolare: pianista fin da bambino, poi una lunga pausa di quarant’anni e infine il ritorno alla musica grazie a nuovi incontri e nuove consapevolezze. Ai nostri microfoni ha presentato Se tu sapessi, un brano che nasce da una metafora delicata e profonda, simbolo di resilienza e rinascita.
Benvenuto. Partiamo dall’inizio: come nasce artisticamente il tuo percorso?
Nasce quando avevo otto anni. Ho iniziato a suonare il pianoforte e ho continuato fino ai sedici, diciassette anni, suonando nelle band bolognesi. Era un’epoca meravigliosa, ogni cantina aveva una finestrella da cui usciva musica, e noi andavamo ovunque pur di ascoltare e suonare.
Poi c’è stata una lunga pausa.
Sì, per varie vicissitudini la mia carriera si è fermata per circa quarant’anni. Ma nella mia “cameretta”, nel cuore, non ho mai mollato. Ho sempre scritto, sempre suonato per me. Scrivere per me è un bisogno.
Cosa ti ha riportato concretamente alla musica?
Gli incontri. Ho incontrato persone meravigliose che hanno creduto in me e nella mia musica. Ho avuto anche la fortuna di partecipare alla creazione della sigla della Notte Rosa e di incontrare professionisti importanti. È stato un rilancio incredibile.
In un anno hai scritto 24 canzoni.
Sì, sono un cantautore che cerca dentro di sé quello che ha nel cuore da raccontare. Quando si è riaccesa la scintilla, non mi sono più fermato.
Prima di questo brano hai pubblicato un pezzo dedicato alla tua città.
Sì, si chiama Non serve andare in America. È dedicato a Bologna, alla mia città. È stato il primo rilancio ufficiale.
Oggi presenti Se tu sapessi. Com’è nato questo brano?
È nato da un’immagine: un pezzo di legno in riva al mare, uno di quei tronchi portati dalle tempeste. L’ho osservato e ho pensato al percorso che poteva aver fatto, alle mareggiate affrontate. Mi è sembrata una metafora perfetta della vita: attraversare tempeste, avere paura di non farcela, ma approdare comunque a riva.
Una metafora molto forte.
Anche un pezzo di legno dimenticato può avere ancora valore: può diventare calore, può servire a qualcuno. Così anche una persona che ha vissuto momenti difficili può trovare senso e felicità, magari proprio alla fine di un percorso. È un’esortazione a non mollare mai.
Dove possiamo ascoltare la tua musica?
Su Instagram, su Spotify e sulle principali piattaforme digitali. C’è un team fantastico che mi supporta e che mi accompagna in questo percorso.
Progetti per il futuro?
Ce ne sono tanti, forse anche troppi. Sto lavorando a nuova musica, a un progetto discografico più ampio e a diversi eventi. È un periodo molto intenso e bellissimo.
Vuoi ringraziare qualcuno?
La mia band: batteria, basso, sax e voce ai cori. Sono ragazzi fantastici, senza di loro tutto questo non sarebbe possibile.
Un ultimo pensiero prima di ascoltare il brano?
Non è mai troppo tardi per riprendere in mano i propri sogni e le proprie passioni.

