La radio italiana taglia il traguardo dei 102 anni. Era la sera del 6 ottobre 1924 quando, alle ore 21, l’Unione Radiofonica Italiana (URI) accese ufficialmente i microfoni per la sua prima trasmissione. Un evento che ha segnato l’inizio di una storia tecnologica e culturale destinata ad arrivare fino ai giorni nostri.
Il palinsesto della serata inaugurale, seppur scarno rispetto agli standard attuali, pose le basi della programmazione futura. Gli ascoltatori sintonizzati poterono seguire un concerto di musica operistica, un bollettino meteorologico e un aggiornamento sulle notizie di Borsa.
Il primo messaggio e il debutto tecnico
L’annuncio che aprì l’era della radiofonia in Italia è rimasto nella storia: «Uri, Unione Radiofonica Italiana. 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21.00 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana». Subito dopo andò in onda l’esecuzione del Quartetto Op. 7 n. 1 di Franz Joseph Haydn.
A livello tecnico, la trasmissione fu irradiata sulla lunghezza d’onda di 425 metri, pari a circa 705 kHz. L’URI, nata poco tempo prima (il 27 agosto 1924) dall’unione tra Radiofono e SIRAC, era guidata da Enrico Marchesi, già dirigente FIAT.
Dalla prima antenna romana alla nascita della RAI
La prima stazione trasmittente venne installata nella Capitale. Il successo dell’iniziativa portò in breve tempo a un’espansione della rete: Milano fu collegata nel 1925, seguita da Napoli nel 1926 e Torino nel 1929.
Con il passare degli anni l’ente subì diverse trasformazioni societarie. Nel 1928 l’URI assunse la denominazione di EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Terminata la Seconda Guerra Mondiale, un’ulteriore riorganizzazione diede infine vita all’attuale RAI. A distanza di 102 anni, la radio si conferma un mezzo di comunicazione capace di rinnovarsi e di restare una presenza quotidiana per milioni di italiani.

