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Il piatto dei ricordi: quando il cibo ci riporta a casa

Cena insieme - foto d'archivio - Giornata dell'alimentazione

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C’è chi tornerebbe bambino con una forchettata di lasagne. Chi darebbe qualsiasi cosa per riassaggiare il minestrone della nonna, quello che all’epoca tentava di schivare. E chi conserva il ricordo di una merenda semplicissima: pane, burro e zucchero, senza impiattamento creativo e senza bisogno di fotografarla. Perché certi piatti hanno un ingrediente che al supermercato non si trova: la capacità di riportarci a casa.

Oggi, 16 ottobre, si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione, promossa dalla FAO. Un’occasione per parlare di ciò che mettiamo nel piatto, ma anche di quello che ci sta intorno: persone, abitudini, risorse e possibilità che non sono uguali per tutti. Il tema del 2026 è «Innovare oggi per nutrire il domani»: un invito a unire soluzioni nuove e conoscenze tradizionali per garantire a tutti cibo sufficiente, sicuro e nutriente, proteggendo il pianeta.

Un messaggio importante, che può cominciare anche dalla nostra cucina. Magari da quel quaderno di ricette con le pagine unte e le dosi espresse in unità di misura misteriose: «quanto basta», «un pugno», «finché lo senti». Indicazioni chiarissime per chi le scriveva, un piccolo esame di fiducia per chi prova a seguirle.

A Verona il viaggio nei ricordi potrebbe avere il profumo del bollito con la pearà, degli gnocchi preparati tutti insieme o di un risotto aspettato con la forchetta già pronta. Ma non servono ricette solenni: anche una pasta al pomodoro mangiata dopo scuola può meritarsi un posto d’onore. Il piatto del cuore non deve vincere premi. Gli basta farci pensare: «Ecco, questo sa di casa».

Naturalmente, celebrare il cibo significa ricordare anche chi non può sceglierlo, o fatica a metterlo in tavola. La povertà alimentare è il lato meno fotografato del nostro rapporto con il mangiare: l’appello della FAO è proprio a costruire un futuro in cui un’alimentazione adeguata sia accessibile a tutti, non un privilegio.

Nel nostro piccolo, possiamo partire da qualche gesto: comprare il necessario, dare una seconda possibilità agli avanzi, evitare che il frigorifero diventi la sala d’attesa del cestino. Del resto, in certe cucine di famiglia il recupero era una specialità molto prima che diventasse una parola di moda. La frittata del giorno dopo non chiedeva applausi: risolveva la cena.

Oggi, allora, concediamoci un ricordo buono. Quella tovaglia, quel profumo sul pianerottolo, quella voce che dalla cucina annunciava «è pronto!» quando mancavano ancora venti minuti. E passiamo la parola, anzi la forchetta: qual è il tuo piatto dei ricordi?