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Club Privè: «Ci sono cose del mondo che vorremmo cancellare, ma la musica resta»

Club Privè Premio Radio Adige TV 2026
Club Privè

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Tra gli ospiti della quinta edizione del Premio Radio Adige TV ci sono i Club Privè, progetto che nasce dall’incontro di musicisti con una lunga storia alle spalle e una forte identità artistica. Dopo anni di concerti, dischi ed esperienze importanti, la band torna con un nuovo album, Delenda Mundi, frutto di una ricerca sonora profonda e di una riflessione sul tempo che stiamo vivendo. In studio, il racconto di un percorso che unisce passato, presente e nuove prospettive.

Sono felice di avervi qui perché oggi parliamo di musica suonata, di palchi, di progetti importanti. Raccontateci: come nasce l’idea dei Club Privè?

Noi arriviamo da una band “primigenia”, i Club Dumas, una band veronese attiva da diversi anni, con due album all’attivo. Dopo il secondo disco ci siamo presi una pausa, quella classica in cui ognuno sperimenta cose nuove. Da lì, strada facendo, ci siamo ritrovati e negli ultimi mesi dello scorso anno è nata l’avventura dei Club Privè, che ha portato al nuovo album.

Il nome Club Privè ha un significato particolare.

Sì, non è un “privè” in senso esotico. È il privè del club principale, una sorta di spazio più intimo rispetto al progetto originario.

Dietro a questo progetto c’è una storia musicale importante.

Abbiamo avuto l’occasione di arrivare a tre finali di Sanremo Rock, salendo sul palco dell’Ariston. Sono esperienze che ci hanno dato tantissimo e che fanno parte del nostro percorso.

Oggi presentate un progetto nuovo e anche una nuova direzione sonora.

Abbiamo cambiato assetto e deciso di rivedere le sonorità. Abbiamo ripreso alcuni brani lasciati in cantina e lavorato su BPM più lenti. L’idea era avvicinarci a certe atmosfere, magari ispirate ai Depeche Mode, ma in una versione meno elettronica.

Parlare di genere oggi è sempre complicato.

È vero, quando fai musica tua è difficile incasellarla. Diciamo che siamo nella galassia dell’indie rock, con riferimenti come Depeche Mode, Radiohead e anche alcune band italiane più di nicchia.

Avete appena concluso la registrazione di un album completo.

Sì, è un album. L’esperienza in studio è stata incredibile. Pensavamo solo di dare una lucidata finale, invece lavorare con un vero professionista ha cambiato tutto. Abbiamo registrato allo Sottomarino Studio di Povegliano, tornando anche a una dimensione più analogica.

Una scelta controcorrente.

Sì, usare hardware analogici, compressori valvolari, macchine vere ha dato ai brani un calore diverso. È stato un risultato che ha alzato moltissimo l’asticella e ci ha fatto crescere anche dal punto di vista umano e professionale.

Il progetto si chiama Delenda Mundi. Cosa significa?

Abbiamo mutuato il titolo dal latino. Significa “le cose da distruggere o cancellare dal mondo”. Con l’età cade un po’ il velo dell’illusione e inizi a vedere il mondo con occhi diversi. In questo periodo storico ci sono tante cose che, umanamente, verrebbe voglia di cancellare.

Un disco che nasce anche dal momento storico.

Quando scrivi, metti dentro quello che stai vivendo. Ci sono tante cose bellissime nel mondo, ma per le atmosfere di questo album ci siamo concentrati su quelle da cancellare, mantenendo però sempre un filo di speranza, che si vede anche nella copertina con il mondo rovesciato e una luce che emerge.

La musica, però, resta.

Sì, ed è uno dei motivi per cui un musicista fa musica: perché la sua musica resta nel tempo.

Ci saranno live nei prossimi mesi?

Sì, stiamo lavorando su alcune date. A breve sui nostri canali si troveranno tutte le informazioni.