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Antonino Fiorello: «L’amore può essere l’antidoto contro la violenza e la guerra»

Antonino Fiorello Premio Radio Adige TV

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Tra i protagonisti della quinta edizione del Premio Radio Adige TV c’è anche Antonino Fiorello, cantautore con una lunga esperienza alle spalle e una visione della musica come racconto umano e civile. Ospite negli studi televisivi, ha ripercorso le tappe del suo percorso artistico, dalle prime canzoni scritte da giovanissimo fino ai nuovi progetti discografici, soffermandosi in particolare su Stringimi forte, brano dal forte impatto emotivo e simbolico.

Parliamo di musica e di cantautorato, ma prima c’è una storia importante da raccontare. Come nasce il tuo percorso artistico?

Inizio da giovanissimo a scrivere canzoni e a comprarmi la prima chitarra con i soldi della mia prima vendemmia. Sono nato a Salaparuta, in provincia di Trapani, e a 14 anni ho formato la mia prima band con alcuni compagni di scuola. Scrivevo già canzoni e avevo voglia di cantare le mie cose, così nel repertorio c’era molta musica inedita.

Un percorso che parte da molto lontano.

Sì, arriviamo alla fine degli anni ’80, quando incontro negli studi di Televallo un grande cantante, Nico Tirone, che conduceva una trasmissione televisiva. Gli piacquero le mie canzoni e ne inserì tre nel suo ultimo LP. È stato un impatto forte e molto motivante.

Da lì arriva anche la tua prima autoproduzione.

Due anni dopo mi autoproduco il mio primo long playing. Era difficilissimo all’epoca, soprattutto nel profondo Sud, realizzare un 33 giri. È stata un’impresa ma anche una bellissima esperienza.

Com’era registrare musica in quegli anni?

Registrammo su bobina Fostex a otto piste, che costava un patrimonio. Era tutto molto più complicato rispetto a oggi. L’album si chiamava Contrattempo ed era un concept album con il viaggio come metafora della vita. Raccontavo il mio mondo e il mio viaggio ideale.

La musica è sempre stata una parte centrale della tua vita.

Sì, ho sempre sentito il bisogno di produrre la mia musica e raccontarla, anche quando era quasi impossibile farlo.

Il brano che presenti oggi è Stringimi forte. Com’è nato?

Stringimi forte è una delle ultime canzoni che ho scritto ed è molto attuale. Racconta gli ultimi momenti di vita di un soldato al fronte, in una trincea. Per ingannare il freddo e il tempo si aggrappa ai ricordi della donna che ama. Quando capisce che forse non vedrà l’alba, affronta il suo destino con dignità, sentendola vicino.

Un racconto molto intenso.

È una canzone che parla di guerra e violenza, ma ha una prospettiva di speranza. L’amore può essere l’antidoto contro la violenza e la guerra. È l’arma che l’uomo ha per superare se stesso, perché spesso il peggior nemico dell’uomo è l’uomo stesso.

Hai scelto di eseguirla dal vivo in studio.

Sì, è stato un onore suonarla qui. La chitarra e la voce permettono di arrivare diretti all’emozione.

Guardiamo ai progetti futuri.

Tra la seconda metà del 2024 e l’inizio del 2025 ho registrato 13 brani in studio, con strumenti veri. Il progetto si intitola Di musica e parole colorate – un viaggio virtuale nel mondo reale. Mi considero un cantautore errante, una sorta di moderno menestrello che racconta le gioie e i tormenti della vita.

Alcuni brani sono già usciti.

Sì, ho già pubblicato cinque canzoni. L’ultima è Vertigine, che affronta il tema della violenza, in particolare quella sulle donne. Vertigine parla anche della capacità di lasciare liberi, che è una grande prova d’amore.

Dove possiamo trovare la tua musica?

Su tutti i digital store, su Instagram, Facebook e YouTube. A breve partirà anche un nuovo progetto condiviso con altri cantautori tra Verona e Mantova.