Verona Salute

Fusione nucleare: una vecchia idea & Resistenza antibiotica

ATTENZIONE!

Gentile visitatore, stiamo riscontrando un disservizio legato al player del video.
Clicca su «Guarda il video su YouTube» se il player non si apre correttamente.

GUARDA SU YOUTUBE

Un team di ricerca dell’Università di Padova indica una possibile via a nuovi e più sicuri reattori a fusione rispolverando e riesaminando un vecchio concetto di fusione nucleare risalente agli anni ’50. Incredibile ma vero! Vengono così aperte prospettive interessanti anche in ambito sanitario per la produzione di energia in dispositivi non basati sul confinamento del plasma – considerato il quarto stato della materia che si forma quando un gas viene riscaldato a temperature elevatissime – ovvero il metodo utilizzato nella fusione termonucleare controllata. Capiremo meglio l’importanza della riscoperta ospitando nella prima parte di Verona Salute il prof. Lorenzo Fortunato, docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova. Con lui Marco Ghiotto, laureato da pochi mesi presso il medesimo Dipartimento. Sempre a proposito di ricerca e salute, da tempo si studia il fenomeno dell’ antibiotico-resistenza, una pandemia silente per cui i batteri diventano resistenti ai farmaci che dovrebbero ucciderli, rendendo le infezioni difficili da trattare. È causata da mutazioni genetiche naturali dei batteri, ma il suo sviluppo è accelerato dall’uso eccessivo e scorretto che noi facciamo degli antibiotici. Un problema che rappresenta una minaccia per la salute pubblica, poiché infezioni comuni potrebbero diventare incurabili, richiedendo cure più lunghe e complesse. Nella seconda parte di Verona Salute ne parliamo con Elena Carrara, Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica Sezione ‘Malattie Infettive’ Università di Verona.