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Zipper Blues: «Siamo il prodotto della musica che abbiamo sempre ascoltato»

Zipper Blues Premio Radio Adige TV 2026
Zipper Blues

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Tra le band protagoniste della quinta edizione del Premio Radio Adige TV ci sono gli Zipper Blues, formazione nata nel 2018 dall’incontro di musicisti con la stessa esigenza di scrivere e suonare brani originali. Con influenze alternative rock e post-punk, la band presenta In the Storm, un pezzo dal forte impatto emotivo che affronta temi profondi e personali.

Partiamo dall’inizio: come nasce il progetto Zipper Blues?

Il progetto nasce alla fine del 2018. Il nostro chitarrista Matteo conosceva individualmente ognuno di noi e ci ha fatti incontrare in momenti diversi perché avevo l’esigenza di fondare una band per fare inediti. Io e Davide avevamo già suonato con Matteo in progetti di cover e da lì abbiamo deciso di provare a fare qualcosa insieme. Poi è arrivato anche il batterista e da quel momento siamo diventati una piccola famiglia.

Quindi Matteo è stato il punto di incontro tra tutti voi.

Sì, ha saputo cogliere questa esigenza di espressione che avevamo tutti, anche se individualmente. È stato bravo a metterci insieme.

Presentiamo anche la band.

Io sono il bassista, poi c’è Matteo alla chitarra, il nostro batterista e naturalmente Sara alla voce.

Che genere musicale fate?

Non è facilissimo definirlo. Noi ci definiamo alternative rock con influenze post-punk, perché i nostri ascolti arrivano molto dagli anni ’80 e ’90. In fondo siamo il prodotto della musica che abbiamo sempre ascoltato.

Il brano che presentate al Premio Radio Adige si intitola In the Storm. Come nasce?

Quando ho scritto il testo mi sono lasciata ispirare molto dalla musica che stavano creando gli altri, soprattutto dal giro di basso iniziale che è molto forte. Mi ha suggerito qualcosa di introspettivo, legato alla sofferenza interiore.

Qual è il significato del brano?

È dedicato a tutte quelle persone che non si sentono in armonia con il corpo che la natura ha dato loro. Parla della tempesta interiore che alcune persone devono affrontare e di quanto possa essere dolorosa.

Avete realizzato anche un videoclip ufficiale.

Sì, lo abbiamo girato con Leonardo Bocchi, il nostro videomaker di fiducia. È stato un lavoro molto intenso e impegnativo. Siamo partiti dall’immagine della copertina del singolo e da lì abbiamo costruito tutta la sceneggiatura.

Quindi non è il classico videoclip con la band che suona.

No, abbiamo voluto creare qualcosa di più narrativo e visivo.

Avete già pubblicato altri singoli e video.

Sì, uno dei primi è stato Squash the Bee, girato in una caserma dismessa nella zona di Boscomantico.

Dove possiamo trovare la vostra musica?

Su tutte le piattaforme digitali come Spotify, Amazon Music e YouTube. Abbiamo anche una pagina su Bandcamp e un nostro sito internet.

La componente live è molto importante per voi.

Sì, è fondamentale. Suonare dal vivo è quello che ci piace fare davvero. Siamo stati fortunati perché negli anni siamo riusciti a suonare con continuità.

Organizzate anche eventi con altre band?

Sì, abbiamo organizzato anche piccoli festival insieme ad altre band amiche. Creare comunità tra musicisti è fondamentale.