Tra gli artisti della quinta edizione del Premio Radio Adige TV c’è anche Borzi, cantautore veronese che insieme alla sua band Borzi and Friends porta sul palco musica genuina, ironica e profondamente legata al territorio. Con testi spesso in dialetto e un approccio leggero ma mai banale, il gruppo presenta “Son Vecio“, un brano diventato ormai immancabile nei loro concerti.
Partiamo dall’inizio: come nasce artisticamente questo progetto?
Nasce semplicemente scrivendo canzoni. Io scrivo, suono la chitarra e canto anche un po’ malino… però canto. Le cover mi vengono male, ma con gli inediti va meglio. Scrivo da quando ero al liceo, tanto che mi hanno bocciato due volte perché scrivevo troppa roba.
Quando avete deciso di portare questa musica nei locali?
Ho iniziato a suonare la chitarra, ho conosciuto amici che suonavano e abbiamo detto: proviamoci. Ha funzionato e abbiamo iniziato così, facendo musica da cantina, sputando fuori tutto quello che avevamo.
Che genere fate?
Non è semplice definirlo. Però è genuino: sono canzoni talmente stupide che sembrano finte… invece sono vere. Sono divertenti, prendiamo tutto alla leggera. Però sotto sotto un significato nelle canzoni c’è sempre.
La vostra particolarità è anche la lingua che usate.
Sì, il dialetto. Sto quasi rivalutando il dialetto rispetto all’inglese: l’italiano è troppo difficile e poetico, mentre il dialetto è diretto.
Parliamo della band: chi sono i Borzi and Friends?
Siamo in cinque: io alla chitarra, poi Francesco Marchesini alla chitarra elettrica, Alberto Giannelli alla tastiera e a strumenti strani tipo armonica o fischietti, Francesco Borghetti al basso e Serena Zocca alla batteria. A volte si aggiungono anche ospiti.
Il brano che presenti oggi si intitola “Son Vecio”. Come nasce?
Avevo 22 anni, ero sull’argine dell’Adige con un paio di amici e passò un vecchietto che ci chiese come andava. Allora abbiamo detto: facciamo una canzone su questo vecchio che passa. In due minuti era fatta.
È un brano che portate spesso nei concerti?
Sempre. È l’ultimo pezzo di ogni concerto.
Dove possiamo ascoltare la vostra musica?
Ormai dappertutto: Spotify, Amazon Music, YouTube, tutte le piattaforme digitali.
Avete anche dei live in programma?
Ci proviamo sempre. Non sono i tempi migliori per la musica originale, ma ci divertiamo troppo per mollare. Cerchiamo locali, sagre, eventi… l’importante è suonare.
State lavorando anche a nuovi brani?
Sì, siamo sempre al lavoro su nuove canzoni, soprattutto in dialetto. E vogliamo fare più live possibili.
Per voi quanto conta il contatto con il pubblico?
È tutto. Più gente c’è e più noi ci carichiamo.
Un ultimo pensiero prima di ascoltare il brano?
Speriamo di rivederci presto dal vivo… magari con una bella birra fresca e tanta musica.

