Prima delle playlist sul telefono, c’erano le cassette nello zaino. Prima del touchscreen, i tasti da premere con un bel “clic”. E prima di scegliere una canzone in un secondo, bisognava riavvolgere, aspettare e sperare di fermarsi nel punto giusto. Oggi, 22 ottobre 2026, sono passati sedici anni dalla notizia che chiuse simbolicamente un’epoca: lo stop di Sony al Walkman a cassette in Giappone. Era il 2010 e quel piccolo compagno di viaggio aveva già cambiato il nostro rapporto con la musica.
Una precisazione è necessaria: il 22 ottobre fu il giorno dell’annuncio, non quello dell’ultima cassetta in movimento. La produzione giapponese era stata interrotta ad aprile e le vendite sarebbero proseguite fino all’esaurimento delle scorte. Inoltre, la produzione in Cina destinata ad altri mercati continuava. Non spariva neppure il marchio Walkman, già passato anche ad altri formati e al digitale. Ma per gli innamorati del nastro magnetico, il significato era chiaro: un capitolo si stava chiudendo.
Tutto era cominciato il 1° luglio 1979, quando in Giappone arrivò il Sony TPS-L2. Un nome da apparecchio di laboratorio per un oggetto destinato a diventare un’icona: corpo blu e argento, cuffie leggere e la possibilità di portarsi in giro la propria colonna sonora. La musica non doveva più restare in salotto: poteva accompagnare una passeggiata, un viaggio, il tragitto verso scuola.
Il primo modello aveva persino due prese per le cuffie, così da condividere l’ascolto con un’altra persona. Altro che inviare un link: per sentire la stessa canzone bisognava stare vicini. E un pulsante, chiamato “Hotline”, permetteva di abbassare la musica e parlare attraverso un microfono integrato senza togliersi le cuffie. Una piccola funzione sociale molto prima dei social.
Poi c’era tutto il rito della musicassetta: scegliere il lato A o il lato B, scrivere i titoli sulla custodia, preparare una compilation pensando a qualcuno. E, negli imprevisti meno romantici, recuperare un nastro aggrovigliato o fare i conti con le pile scariche. Una tecnologia meno immediata di quella a cui siamo abituati, ma capace di lasciare ricordi molto precisi.
A Radio Adige TV oggi ricordiamo quella rivoluzione tascabile. Non perché per ascoltare bene serva tornare indietro, ma perché ogni tanto è bello ripensare a quando bastavano una cassetta, due cuffiette e il tasto “Play” per sentirsi dentro un film. Il proprio.
L’immagine di questo articolo è stata generata con Gemini.

