Oggi, mercoledì 30 settembre 2026, Renato Fiacchini, noto al pubblico come Renato Zero, compie 76 anni. Nato a Roma nel 1950, l’artista ha costruito una lunga carriera che lo ha visto attivo come cantautore, showman, ballerino e produttore discografico. All’attivo vanta 44 album pubblicati e oltre 500 canzoni scritte, alcune delle quali interpretate nel tempo da colleghe come Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo e Alex Baroni.
Oltre ai numeri legati alla produzione, la carriera di Renato Zero è segnata da un singolare primato statistico. Il cantautore è infatti riuscito a piazzare un proprio album al primo posto delle classifiche di vendita italiane in sei decenni differenti, dagli anni Settanta fino al 2020. Si tratta di un traguardo di longevità commerciale che condivide a livello mondiale solamente con la cantante statunitense Cher.

I primi passi nel mondo dello spettacolo non furono tuttavia fortunati. Il suo 45 giri di debutto, intitolato “Non basta, sai / In mezzo ai guai” e pubblicato nel 1967, registrò la vendita di sole venti copie. Negli anni successivi l’artista iniziò a frequentare il “Piper”, storico locale romano che fungeva da crocevia per gli emergenti dello spettacolo italiano. In quel contesto incrociò figure come Mita Medici, Patty Pravo, Mia Martini e Loredana Bertè.
In quegli anni ottenne i primi ingaggi televisivi, reclutato da Renzo Arbore per le trasmissioni “Bandiera gialla” e “Per voi giovani”, e dal coreografo Don Lurio che lo inserì nel corpo di ballo dei “collettoni” per Rita Pavone. Parallelamente intraprese esperienze nel cinema, apparendo in pellicole come “Brucia ragazzo, brucia” e in titoli di Federico Fellini come “Satyricon” e “Casanova”, oltre a partecipare all’edizione italiana del musical teatrale “Hair”. Proprio nel periodo della gavetta romana nacque il suo nome d’arte: fu scelto come risposta a chi, durante le esibizioni nei locali, era solito apostrofarlo urlando: «Sei uno zero».

L’affermazione discografica arrivò nella seconda metà degli anni Settanta. Nel 1976 il singolo “Madame / Un uomo da bruciare” entrò in classifica, aprendo la strada ad album come “Zerofobia” e “Zerolandia”. In questa fase vennero pubblicati brani come “Mi vendo”, “Il cielo” e “Triangolo”. Nel 1979 fu protagonista al cinema con il film “Ciao nì!” e ideò il tendone itinerante “Zerolandia”.
Negli anni Ottanta consolidò la popolarità televisiva come ospite fisso del programma “Fantastico 3”, condotto da Corrado e Raffaella Carrà, per il quale incise la sigla “Viva la Rai” e la sigla di chiusura “Soldi”.
Nel 1986, con l’album “Soggetti smarriti”, Zero abbandonò i costumi eccentrici per presentarsi con un’immagine più sobria, conquistando il disco d’oro. La fine del decennio coincise con una fase di ricerca artistica all’estero: il trasferimento nel Regno Unito nel 1989 portò alla collaborazione con il produttore Geoff Westley e il chitarrista Phil Palmer. Ne scaturì l’album “Voyeur”, che segnò il ritorno nelle zone alte delle classifiche e anticipò il consolidamento definitivo del suo successo commerciale nel corso degli anni Novanta.

